1987 - SCAVI Archeologici di Gallicchio Vetere

 

Nell'ambito del programma di indagine sui centri fortificati delle Valli dell'Agri e del Sinni (tav. 68), avviato dalla Soprintendenza ar­cheologica della Basilicata in collaborazione con diversi studiosi ed Uni­versità, si è svolto, nei mesi di luglio e settembre 1987, un primo inter­vento esplorativo nell'area di Gallicchio Vetere. Notizie relative alla frequentazione antica di questa zona offre il La­cava, alla fine del secolo scorso ; le ricognizioni effettuate prima di iniziare lo scavo su due ampi pianori, posti sul lato sinistro dell'Agri e scan­diti in terrazze digradanti, a partire da una quota di circa 700 mt., han­no fatto rinvenire in superficie numerosi frammenti di tegole, pithoi, pesi da telaio. Un tesoretto, ora conservato al Museo Nazionale della Si­ritide, composto da 13 monete d'argento di varie zecche della Magna Grecia, fu pure qui rinvenuto nel 1968 (*).

L'intervento esplorativo del 1987 si è concentrato sul primo e più al­to pianoro, localmente denominato "Tempa Carlo Magno". Esso è artico­lato in due terrazze: lungo il margine occidentale di quella inferiore, più stretta e delimitata da un secco strapiombo, immediatamente al di sotto del piano di campagna compaiono resti di un muro con orientamento NW-SE, che si svolge per una lunghezza di m. 4,70. Esso, conservato nella parte N del saggio per sei filari, quattro nella parte S, è realizzato in grossi ciottoli, spesso rozzamente regolarizzati, allettati con malta mol­to spessa di colore bianco gessoso; nella sua parte centrale, accanto ad una più densa presenza di malta, si rinvengono numerosi frammenti di embrici. A questo muro, per un tratto di circa 60 cm., se ne lega un se­condo con orientamento NE-SW, conservato per tre filari in elevato ed eseguito con analoga tecnica. Il materiale ceramico, tanto di superficie quanto del livello d'impostazione dei muri, molto frammentato appare omogeneo su tutta l'area della terrazza. Molti i frammenti di tegole, ce­ramica acroma, ceramica da cucina, frammenti di pentole e tegami di un impasto bruno rossiccio, grossolano, con minuti inclusi bianchi. Significativa la presenza di frammenti di sigillata italica, in prevalenza coppe delle forme XV-XIX-XX , e di un frammento di lucerna a volute con bec­cuccio ogivale. Sulla terrazza superiore del pianoro, più estesa é con lieve pendio orientato da N a S, poco al di sotto del piano di campagna, si è rinvenu­to un lungo muro (m. 19, 10) con orientamento NE-SW.   L'ampliamento dell'area di scavo ha permesso di identificarlo come il muro perimetrale di un grande edificio, distinto in ambienti quadrangolari, con accesso dal lato S Nell'angolo NE dell'edificio al muro perimetrale si innesta, con una variazione di venti gradi ad E, un secondo muro, che corre per una lunghezza di m, 9,20 e pure sembra delimitarne il perime­tro; meno chiaro invece appare il contorno dell'abitazione lungo i lati W e S, assai compromessi dall'aratro in anni precedenti. Tutti i muri del­l'edificio sono eseguiti nella stessa tecnica (più accurata in quelli peri­metrali conservati per un massimo di due filari), sono cioè realizzati con ciottoli di piccole e medie dimensioni, tranne che negli angoli di congiun­zione fra gli ambienti, dove compaiono pietre di maggiore dimensione e di forma più regolare,

in funzione di cerniera,  allettati "a secco" con ter­ra, pietrisco, frammenti di tegole e pithoi. Nell'ala E dell'abitazione un piccolo ambiente (m. 3,60 x 1,90) distinto in due vani conserva un pavi­mento in coccio pesto, molto compatto ed è collegato a canalette di de­flusso. Il materiale di superficie, come dei livelli d'uso e di abbandono dell'intera struttura è omogeneo: ceramica acroma e da fuoco, pithoi, anfore, scarsi frammenti di ceramica apula a figure rosse (fra le forme prevalenti oinochoe trilobata e pelike), ceramica a vernice nera, in gene­re di qualità scadente e mal conservata,in prevalenza piattelli e coppette, databili dalla fine del IV a tutto il III secolo a.C. , unguentari del tipo III e VI riferibili allo stesso periodo . Numerosi sono pure i pesi da te­laio; dalla parte centrale dell'edificio viene inoltre un quincunx di Luceria, datato fra il 211 e il 208 a.C.Un ulteriore sondaggio, condotto sullo sperone più alto del pianoro che ne guarda le due stradelle d'accesso, ha messo in vista un tratto di mu­ro, a grossi ciottoli e terra, rinforzato nella zona d'angolo con un piano di larghe, ma non spesse, lastre di pietra calcarea. I gravi danni subiti da questa struttura, in gran parte franata a valle, e la pressocchè totale mancanza di materiali, non permettono di proporre una certa identifica­zione sia per quanto riguarda la sua funzione che la cronologia; tuttavia la tecnica di esecuzione assai rozza, e la brevità del tratto che da essa è interessato, indurrebbe a pensare a un terrazzamento di rinforzo della parete collinare piuttosto che a resti di una cinta di fortificazione .In conclusione i dati offerti da questa prima indagine nel territorio di Gallicchio Vetere sembrano confermare il panorama noto per l'inter­no delle vallate dell'Agri e del Sinni fra IV e III secolo a.C.

La presenza delle colonie greche, soprattutto di Heraclea, con il suo dinamismo eco­nomico e culturale, funge da pungolo e da stimolo nei confronti delle co­munità indigene lucane, che si cominciano a definire come forza politica organizzata in funzione anti-italiota. Nello stesso tempo però gli inse­diamenti indigeni, mantenendo la caratteristica di nuclei sparsi di abi­tato, con larghe aree libere, forse destinate ad attività agricole e pasto­rali o utilizzabili come rifugio, si vanno organizzando con strutture abi­tative di modello greco: fattorie, con ambienti regolari di diversa desti­nazione, con attività autonome per la produzione d'oggetti d'uso, come la tessitura ad esempio; luoghi in cui la ceramica di produzione magno greca e la sua imitazione locale rappresentano una ulteriore testimo­nianza dell'impatto greco nelle valli fluviali della Basilicata.

Un elemento in più per Gallicchio sembra offerto dalle tracce di una persistenza dell'insediamento in età romana, forse per influenza della vi­cina Grumentum .Certamente troppo pochi sono i dati ora a nostra di­sposizione: il più significativo di essi è l'affinità di tecnica costruttiva e tipo di malta fra i due tratti di muro messi in luce sulla terrazza infe­riore di "Tempa Carlo Magno" e i muri radiali dell'anfiteatro di Grumen­tum, nonchè la presenza in quest'ultima, e solo su di essa, di sigillata italica.  Ma mancano i dati relativi alle sepolture, nè è possibile precisare la stessa estensione dell'abitato, la sua organizzazione interna, la rete viaria, problemi tutti che si spera un'attenta ricognizione dell'area cir­costante e una più estesa esplorazione archeologica possano aiutare a chiarire.

Corchia, Rosanna :Gallicchio (PZ): Un insediamento indigeno nell'alta Val D'Agri.Notizia preliminare

 

Monograph's cover

 

Studi di Antichità 6

Pubblicazioni del Dipartimento

di Beni Culturali

dell'Università di Lecce

 Settore Storico-Archeologico

 n. 6/1990

 

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GALLICCHIO

(Provincia di Potenza).

 

(*)Nel febbraio del 1968 è stato rinvenuto un tesoretto di 13 monete d’argento, tra cui uno di Napoli, uno statere di Taranto e due frazioni sempre di Taranto, un didramma e tre frazioni di Turi e tetradrammi di Terme, databili al 290-280 a.C.

 

BIBLIOGRAFIA
D. Adamesteanu, L’attività archeologica in Basilicata, Atti del Convengo sulla magna Grecia, VIII, 1968, Napoli 1969, pp. 163-178
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