GALLICCHIO in WEB - Antichi Mestieri

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I braccianti del passato, a differenza di quelli odierni, erano dei lavoratori che non avevano nessuna specializzazione nel campo della loro attività lavorativa; avevano un'occupazione discontinua e senza contratto di lavoro, per cui lo scambio con il padrone avveniva nel modo più semplice possibile: venivano retribuiti a giornata senza ulteriori oneri. La mortalità infantile era elevata, la durata media della vita si attestava intorno a cinquant'anni, le condizioni economiche delle famiglie erano disagiate, l'istruzione era quasi sconosciuta. I lavori, diciamo così, di massa avvenivano in certi periodi dell'anno. Nell'inverno, ad esempio, tra febbraio e marzo, si andava nei campi per zappulià, in occasione della scerbatura del grano. In quel periodo si formavano delle grosse compagnie di trenta, quaranta giovani, ragazzi e donne per lavorare in una grande masseria. Restavano in campagna per quaranta, cinquanta giorni continuativi, senza mai un giorno di festa e di riposo. Tornavano al paese, grosso modo, sotto le feste pasquali. Anche durante la mietitura si formavano compagnie di braccianti per raccogliere le gregne (covoni) in biche e trasportarli poi, con grossi carri (traglie), presso la trebbiatrice. Non si lavorava a ore, ma a giornata (a iurnata) che, per comodità, veniva divisa in nu quarte, meza iurnata, tre quarte e la iurnata sana."

mastro giovanni spina

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Il legno non era lavorato solo dai falegnami, c'erano altri artigiani che producevano con questo materiale tanti oggetti, utili per la casa e per i diversi mestieri, e che lavoravano soprattutto con l'ascia. Gli oggetti maggiormente richiesti erano le sedie. Queste erano meno alte, tarchiate, più larghe e comode così come le cercavano le donne. Inoltre, costruiva una specie di tagliere su cui le donne, nel preparare da mangiare, sminuzzavano il lardo con un coltellaccio riducendolo a poltiglia; si trattava di un piccolo piano di venticinque centimetri di lato con un piccolo manico per mantenerlo durante l'operazione, ma che serviva anche, attraverso un foro, per appenderlo ad un chiodo vicino al camino. L'oggetto più richiesto dalle casalinghe era lu lavature. Per realizzarlo occorreva molto lavoro e altrettanta pazienza e precisione.. Lavorare con l'ascia voleva dire conoscere perfettamente quell'attrezzo e il materiale che si trattava. Voleva dire, soprattutto, lavorare con precisione tra due linee: sgrossare dal centro prima da una parte e dopo dall'altra in modo che alla fine risultava un piccolo triangolo con il vertice a punta e liscio. Finito il primo passava al secondo e via di seguito sino alla fine. Completato tutto l'asse, guardandolo di profilo, si vedevano tanti triangolini messi bene in ordine.

  La preparazione del salame

l'allevamento dei maiali, non richiedeva molto tempo e nessuna particolare attenzione finché li si teneva per la sola riproduzione; quando, invece, s'intendeva ingrassarli, la cosa si complicava e nascevano problemi anche di natura economica. Anzitutto, occorreva farli castrare da chi se ne intendeva e conosceva alla perfezione il mestiere de lu sana purcedde (castratore di maialetti). Senza la castrazione, sia del maschio che della femmina, non era possibile alimentarli e ingrassarli adeguatamente, prima con crusca, poi con le fave e, infine, sotto Natale, con il granoturco.


ANTICHI MESTIERI

IL contadino viveva continuamente in campagna e non conosceva né feste né riposo. Iniziava a lavorare la mattina molto presto e smetteva la sera molto tardi, con il buio. A volte, quando c'era la luna piena, lavorava di zappa anche di notte perché la majesa (il maggese) fosse pronta a tempo debito. Questo lavoro era uno dei più faticosi, scomodi e portatore di malattie reumatiche. L'uomo zappando si immergeva nella terra umida per ore e ore, con il bel tempo e con la pioggia, senza soste, da mane a sera. Dopo una giornata di molte ore di duro lavoro, si preparava la cena consistente in un panecotte. Tutto qui. La stessa cosa faceva la mattina. Non esisteva colazione, pranzo e cena, con primo, secondo e frutta.

agricoltura di una volta