Gallicchio in Web

    (4)  CENNI DI STORIA

 
 
 

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 Signori di Gallicchio, Missanello e Castiglione ...(2)  

 

Nel 1562   DEZIO COPPOLA , prese possesso dei feudi di Missanello,Gallicchio e Castiglione, con il titolo di Marchese di Missanello e Principe di Gallicchio, e dopo 29 anni , nel 1591, sposto' la residenza a Gallicchio. I coppola erano un antica e nobilissima famiglia napoletana , di cui si ha memoria sin dal secolo XI.  Dezio  fu nipote di Francesco Coppola , conte di Sarno, decapitato nel 1487 a seguito di un infame congiura e figlio di Filippo Coppola, sposo di Francesca Gattola, figlia di Masella Messanello .  Al trasferimento della residenza a Gallicchio, segui' un vero boom edilizio, " le case degli abitanti prima erano solo al mezzogiorno della Chiesa, quasi nascoste in un burrone" . Il vecchio Palazzo del Principe era ubicato (?) sull'area dell'attuale casa dei BALZANO , di fronte alla Chiesa. Probabilmente era gia' stato costruito quale seconda casa dai baroni Messanello quando Don Giacomo  ne assunse la signoria.  La dimora del Principe era detta CASTELLO , ed era fornito di regolare Ponte Levatoio, era una dimora indegna per un Principe che comincio' a costruire l'attuale Palazzo Baronale , grande ed ampio, ora rimasto quasi a meta' , perche' la parte verso ponente, ove esisteva la Cappella di S.Sebastiano,crollo' in epoca imprecisata. Furono costruite anche le carceri , e le case che servivano per abitazione agli sgherri ed ad altri servi.  Il principe aveva molti privilegi : aveva il potere del Diritto d'asilo per gli assassini, il privilegio dell'alta giustizia per i ladri , cui al primo furto era comminata una flagellazione da eseguire in pubblico ed in caso di recidiva veniva praticato il taglio della mano destra. Nel Palazzo vi era un "trabocchetto" dove il principe faceva scomparire le persone di cui voleva disfarsi. Questo tabocchetto consisteva in una grossa cisterna  scavata sotto il pavimento con fissate solidamente delle lame taglienti ,pignoli, spiedi pungenti, in modo che un corpo cadendo dalla botola  era lacerato e squarciato fino a giungere a sicura morte. Infisso nel muro, dove ora vi e' la Piazza, esisteva un anello di ferro ove si legavano quelli che avevano commesso qualche fatto . Vi era anche una grossa pietra rotonda,sostenuta da una colonnetta anch'essa di pietra, che formava una specie di tavolo, dove saliva un impiegato della casa prinpesca e leggeva al pubblico gli ordini , gli editti, le pene e tutto quanto veniva ordinato dal Principe.  Inoltre il Principe abusava del privilegio dello Jus Primae noctis , che pero' porto' male a Don Dezio, allorquando un certo Gennaro Di Letto, della famiglia dei Scinnarielli, si ribello' all'abuso del Principe e gli sparo' in una Coscia . Trasportato nel Castello di Missanello, Don Dezio mori' il giorno dopo .    A don Dezio successe il figlio Giovanni Giacomo Coppola  che tratto' i sudditi con piu' umanita' ed onesta' del padre . Sotto il suo governo fu restaurata e abbellita la Cappella del Carmine (1610) . E' anche molto probabile che la devozione per la Madonna del Carmine sia stata importata   a  Gallicchio proprio da lui che a sua volta l'aveva appresa dai suoi antenati napoletani.  Sotto di lui le popolazioni di Gallicchio e Missanello furono nuovamente censite  con il risultato di 111 fuochi a Gallicchio e 150 fuochi a Missanello.  Evidentimente Missanello che cinquant'anni prima contava 210 fuochi fu decimato dalla Peste del 1630 , come la stessa Armento che nel 1595 contava 316 fuochi , mentre nel 1648 era scesa a 236.  Anche Gallicchio, dovette registrare un discreto numero di morti dato che dal 1595 al 1648 sali' soltanto di 13 fuochi. E' probabile che proprio durante la Peste si penso' di costruire la Cappella di San Rocco. A Giovanni Giacomo Coppola successe il figlio Antonio . Nel 1656 anno in cui infieri' nuovamente la Peste, il Principe e sua madre donna Crisostoma Caracciolo contrassero molti debiti. Alla morte prematura di Antonio, i feudi passarono al Fratello Andrea che scomparve nel 1665. Il 13/11/1665 infatti Andrea Coppola fa testamento stabilendo che i feudi di Gallicchio,Missanello e Castiglione, fossero assegnati dopo la morte di sua zia Beatrice Carafa ,principessa di Nola e  sorella uterina della Madre, ad un figlio di costei con l'obbligo di mettere come distintivo di famiglia il simbolo e stemma dei Coppola (arma d'azzurro alla coppa d'oro sostenuta da due leoni) e di casa Pignatelli, casato col quale si era' sposata Beatrice.  nel 1669 sotto la reggenza di Donna Crisostoma ebbe luogo un altro censimento dal quale risulta che i fuochi di Gallicchio erano scesi a 70, quelli Armento a 66 e quelli di Missanello a 59. Nel 1679 Donna Beatrice Carafa fece testamento in favore del figlio  principe Giambattista Pignatelli , lasciandolo erede dei tre feudi. Il Principe un tempo anche Vice Re di Sardegna si diede da fare per migliorare le condizioni di Moliterno , dove a differenza di Gallicchio e Missanello , visitati piuttosto raramente, andava di frequente animando il locale Castello.     Per i debiti contratti dai Coppola e non onorati dal principe Pignatelli i tre feudi furono venduti all'asta ed il 14/11/1699 Donna Elisabetta Piccolomini, Principessa di Belvedere ,Marchesa di Anzi, vedova di Don Carlo Carafa ed i propri figli minori Francesco Maria e Ferdinando Carafa, comprarono i tre feudi di Gallicchio, Missanello e Castiglione, governandoli per mezzo di subalterni, fino al 1732 quando vendettero tutto al nuovo padrone , proveniente da Monopoli, Don Cesare Lentini , insignito del titolo di Barone. Ancora nel 1796 vi sono documenti che riportano l'appartenenza di Gallicchio e Missanello ai baroni Lentini . La baronia cesso' nel 1806 con l'avvento  della dominazione Napoleonica , nel 1811 il Barone Lentini, viene detto per la prima volta ex barone  in una sentenza della Commissione Feudale. <segue>

     cifr. Nuove Luci Lucane- p.Tito Robertella, 1984

Ultimo aggiornamento 05/09/2009                                                                   home